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Glibenclamide
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La mwcgglibenclamide (conosciuta anche con il nome di mwcwglyburide) è una mwdasulfanilurea di seconda generazione ad azione mwdqipoglicemizzante. L'azione ipoglicemizzante è dovuta al fatto che la glibenclamide favorisce il rilascio di insulina dalle cellule beta del pancreas.
Contents
• Note
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Caratteristiche strutturali e fisiche
Il composto appare come una polvere cristallina bianca o quasi bianca. Risulta praticamente insolubile in acqua, scarsamente solubile in mweqalcool etilico e in mwegalcool metilico e solo moderatamente solubile in mwewdiclorometano. La sua conservazione deve avvenire al riparo dalla luce.
Farmacodinamica
Il meccanismo d'azione di glbencamide non è completamente noto. La molecola agisce stimolando e favorendo la secrezione di insulina da parte delle mwfgcellule β del mwfwpancreas. Analogamente ad altri composti della classe delle sulfaniluree, come ad esempio mwgagliquidone, questo effetto è il risultato di un incremento della fisiologica risposta delle cellule pancreatiche beta alle concentrazione ematiche di glucosio. Glibenclamide favorisce la chiusura dei canali del K+ ATP-dipendenti nelle cellule beta pancreatiche, con conseguente depolarizzazione della membrana ed attivazione dei canali L-type del calcio. L'aumentato afflusso di questo ione all'interno delle cellule pancreatiche comporta il legame e l'attivazione della mwgqcalmodulina. La tappa finale è rappresentata dal rilascio di insulina, legato alla esocitosi di vescicole contenenti tale mwggormone.
Similmente ad altre molecole della stessa classe (sulfaniluree) la molecola è dotata di meccanismi d'azione ipoglicemizzanti di tipo extrapancreatico (aumentata sensibilità periferica all'insulina, riduzione della produzione basale di glucosio da parte del mwhafegato, riduzione della degradazione epatica dell'insulina endogena) che si rendono più evidenti in una seconda fase del trattamento.cite-ref-pmid7021124-2-0[2]cite-ref-pmid6781341-3-0[3]cite-ref-pmid6759246-4-0[4]
Farmacocinetica
A seguito di somministrazione mwkwper via orale la glibenclamide è assorbita quasi completamente (85%) dal mwlatratto gastrointestinale. La mwlqconcentrazione plasmatica massima (Cmwlgmax) viene raggiunta in genere entro 2-4 ore dall'assunzione della molecola. Nell'organismo la glibenclamide viene metabolizzata in gran parte nella mwlwghiandola epatica ad opera del mwmacitocromo P450, in particolare grazie alle isoforme CYP2C9, CYP2C19 e mwmqCYP3A4. Sono noti alcuni metaboliti, in particolare la 4-trans-idrossi-glibenclamide e la 3-cis-idrossi-glibenclamide, farmacologicamente attivi e che quindi contribuiscono all'azione ipoglicemizzante. La molecola ed i metaboliti sono eliminati entro 24 ore sia attraverso l'mwmgemuntorio renale che attraverso la mwmwbile.
Usi clinici
Indicata nel trattamento del mwngdiabete di tipo 2 (insulino-indipendente), in pazienti non in mwnwsovrappeso o nei quali la mwoametformina sia controindicata o non tollerata, in associazione ad opportune misure dietetiche e a regolare esercizio fisico (dieta ed esercizio fisico rappresentano la prima misura terapeutica nella gestione del paziente diabetico). La glibenclamide può essere somministrata in monoterapia o in associazione. In associazione ad mwoqinsulina ne potenzia l'azione ipoglicemizzante permettendo di ridurne le dosi.
Effetti collaterali e indesiderati
L'evento avverso più pericoloso che si può manifestare in corso di trattamento con glibenclamide è una grave mwpaipoglicemia, specialmente se il paziente non aderisce adeguatamente alle prescrizioni dietetiche e non si alimenta con regolarità nell'orario dei pasti o, addirittura, evita di assumere determinati pasti. L'ipoglicemia si verifica con maggiore probabilità in soggetti debilitati o di età avanzata, in caso di attività fisica inconsueta, e in concomitanza all'assunzione di bevande alcooliche. Il rischio di ipoglicemia è maggiore con le mwpqsulfaniluree a lunga durata d'azione (glibenclamide e mwpgclorpropamide), rispetto a quelle con azione più breve (mwpwgliclazide e mwqatolbutamide).
In molti soggetti sono stati riscontrati disturbi gastrointestinali ed in particolare mwqgdispepsia, mwqwnausea, mwravomito, mwrqdolore addominale, mwrgdiarrea o mwrwstipsi. Più raramente sono stati segnalati casi di epatotossicità con incremento delle transaminasi (mwsaAST, mwsqALT e mwsgfosfatasi alcalina), mwswepatite acuta ed mwtaittero colestatico.cite-ref-pmid2502355-5-0[5]cite-ref-pmid3107448-6-0[6]cite-ref-pmid1436270-7-0[7]cite-ref-pmid8601376-8-0[8]cite-ref-pmid7748712-9-0[9] Il corteo sintomatologico proprio dei disturbi gastroenterici può essere evitato od almeno ridotto nella sua intensità semplicemente con l'accortezza di assumere il farmaco con del cibo, ad esempio una leggera colazione.
In letteratura medica sono segnalati disturbi ematici rari ma potenzialmente pericolosi per la vita, e tra questi in particolare mwygtrombocitopenia talvolta associata a mwywporpora,cite-ref-pmid402539-10-0[10]cite-ref-pmid3129615-11-0[11]cite-ref-pmid1592302-12-0[12] mwcaanemia aplastica, mwcqanemia emolitica (in particolare in soggetti affetti da deficienza della glucosio-6-fosfato-deidrogenasi),cite-ref-pmid3115451-13-0[13]cite-ref-pmid8562390-14-0[14]cite-ref-pmid15126005-15-0[15] mwfgleucopenia, mwfwgranulocitopenia, mwgaagranulocitosi.
Dosi terapeutiche
Il dosaggio di glibenclamide deve essere individualizzato e va regolato sulla base dei dati del controllo metabolico effettuato nel corso del trattamento. In genere si inizia con mezza compressa (pari a 2,5mwgw mg di principio attivo) al giorno per poi aumentare gradualmente la dose giornaliera di ulteriori 2,5mwha mg, ma solo dopo aver effettuato gli appositi accertamenti metabolici (controlli seriati della glicemia pre e post prandiale).
Il farmaco deve essere assunto da mezzora a 1 ora prima del pasto o durante lo stesso. Quando i pasti vengono assunti ad orari irregolari o non vengono consumati, aumenta il rischio che il paziente possa sperimentare un episodio di mwhgipoglicemia. Per tale motivo la dieta rappresenta il caposaldo e il primo intervento terapeutico nella gestione del paziente diabetico. Il ricorso alla terapia con glibenclamide deve sempre essere associato ad un adeguato regime alimentare. Anche l'attività fisica deve essere eseguita con regolarità, sia per il benefico effetto sul profilo glicemico, sia per evitare pericolosi episodi ipoglicemici.
Sovradosaggio
Nei casi di sovradosaggio accidentale o volontario si registrano i sintomi correlati a ipoglicemia. Questi comprendono: mwiqcefalea, mwigfame imperiosa, mwiwnausea, mwjavomito, stanchezza, mwjqsonnolenza, disturbi del sonno, irrequietezza, mwjgaggressività, difficoltà di concentrazione, alterazione dello stato di vigilanza e del tempo di reazione, depressione, mwjwconfusione mentale, disturbi della parola o della vista, mwkaafasia, mwkqtremore, paralisi, disturbi sensori, mwkgvertigini, debolezza, perdita di autocontrollo, mwkwdelirio, mwlaconvulsioni cerebrali. Nei casi più gravi il soggetto può perdere la coscienza e scivolare in uno stato di mwlqcoma, con respirazione superficiale e mwlgbradicardia. Possono inoltre presentarsi segni della contro-regolazione adrenergica quali mwlwsudorazione, pelle fredda ed umida, ansietà, mwmatachicardia, mwmqipertensione, palpitazioni, mwmgangina pectoris ed mwmwaritmie cardiache. Nel caso di paziente cosciente è sufficiente la somministrazione di carboidrati (una zolletta di zucchero per os) mentre in caso di soggetto in stato di coma è necessario ricorrere alla infusione di soluzioni glucosate per via endovenosa. Inoltre dette infusioni debbono essere continuate per almeno 36 ore dopo il ritorno a normali valori di glicemia, per il rischio concreto di ricaduta.
Gravidanza e allattamento
La somministrazione di sulfaniluree durante il parto può causare una grave ipoglicemia persistente nel mwngneonato. Il farmaco di scelta, per il trattamento del diabete in gravidanza, rimane pertanto l'mwnwinsulina per la sua capacità di mantenere sotto controllo la glicemia e per l'assenza di effetti potenzialmente tossici sul mwoafeto: l'insulina infatti non oltrepassa la barriera mwoqplacentare. Nelle pazienti nelle quali la somministrazione di insulina presenta delle criticità, la glibenclamide può rappresentare una valida alternativa. In ogni caso viene raccomandato di interrompere la terapia con glibenclamide almeno 2 settimane prima del parto. Poiché le fluttuazioni della glicemia nelle pazienti diabetiche possono indurre anomalie congenite e mortalità perinatale, è importante che il trattamento antidiabetico non sia interrotto per alcun motivo.
Sulla base dei dati di letteratura medica, il trattamento antidiabetico con glibenclamide può essere considerato compatibile con l'mwowallattamento al seno.cite-ref-pmid17535842-16-0[16] Glibenclamide, come altre sulfaniluree di seconda generazione, si lega infatti alle proteine plasmatiche con un legame di natura non ionica, pertanto, è verosimile che il passaggio dell'ipoglicemizzante nel mwqalatte materno possa avvenire in percentuale pressoché trascurabile.cite-ref-pmid9429368-17-0[17]cite-ref-pmid19366943-18-0[18] Dopo la somministrazione di glibenclamide a dosi pari a 5 e 10mwsq mg, la misurazione della concentrazione della solfanilurea nel latte materno 8 ore dopo non ha rilevato tracce di farmaco. Dati sovrapponibili sono stati osservati dopo 5-16 giorni, in caso di somministrazione di 5mwsg mg/die.cite-ref-pmid16043722-19-0[19]
Interazioni
• mwugCiclosporina: la contemporanea somministrazione di glibenclamide e ciclosporina in pazienti con trapianto renale può comportare un rilevante aumento dei livelli plasmatici (circa il 57mwuw %) dell'immunosoppressore.cite-ref-pmid3133859-20-0[20]cite-ref-pmid8885130-21-0[21]
• mwxqFluconazolo: la terapia di associazione con glibenclamide comporta un aumento dei livelli plasmatici dell'ipoglicemizzante.cite-ref-pmid11584954-22-0[22]
• Farmaci beta-bloccanti (mwywpropranololo, mwzaacebutolo, mwzqatenololo ed altri): la co-somministrazione con glibenclamide ne aumenta gli effetti ipoglicemizzanti.cite-ref-pmid6802160-23-0[23]
• mw0wAcido acetilsalicilico e mw1asalicilati: la terapia di associazione con glibenclamide può comportare un potenziamento degli effetti ipoglicemizzanti della sulfanilurea.cite-ref-pmid8773160-24-0[24]
• mw2gRifampicina: la co-somministrazione con glibenclamide riduce gli effetti ipoglicemizzanti della sulfanilurea.cite-ref-pmid9069698-25-0[25]
• mw4aClaritromicina: la contemporanea associazione con glibenclamide ne potenzia l'attività ipoglicemizzante incremenmtando pertanto il rischio di severa ipoglicemia.cite-ref-pmid12196446-26-0[26]
Avvertenze
mw5wmw6aInsufficienza renale cronica (IRC): la somministrazione di glibenclamide dovrebbe essere evitata in pazienti con insufficienza renale cronica di stadio 3-5. La glibenclamide ha un metabolita attivo che è escreto attraverso il rene e il cui accumulo può causare un'ipoglicemia prolungata in pazienti con IRCcite-ref-27[27].
Note
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